Qualche settimana fa andai con mia cognata dal grossista di fiori da cui mi servo prechè lei voleva comprare dei fiori recisi. Lasciai scegliere a lei i fiori che poi ci dividemmo e io li usai per realizzare un ikebana. Non avendo scelto io i fiori l’ikebana non era preparato ma dovetti “improvvisare”. Accolsi questa cosa come un ottimo esercizio per imparare qualcosa di nuovo.
Scelsi il vaso e cominciai a lavorare, quando mi ritenni abbastanza soddisfatta scattai la prima foto e la mandai al mio Maestro Luca Ramacciotti.
Primo step del lavoro
Giustamente il Maestro mi fece notare che la massa aveva poco slancio e che avrei dovuto aumentare un pò la lunghezza della parte sinistra.
Secondo step del lavoro
A questo punto Luca mi disse che andava bene e che potevo pubblicare il lavoro, ma nella mail aggiunse: “Per curiosità lo trasporti in un vaso alto e stretto?”
Presi un vaso alto, levai dal kenzan con due mani tutto l’ikebana così montato e lo misi nel vaso.
Terzo ed ultimo step
Effettivamente il risultato è molto più bello, la massa acquista slancio e anche se è molto piena sembra delicata. Questo è l’occhio del Maestro!
Luca non ha detto che il mio lavoro non era bello o che non andava bene, mi ha solo chiesto di fare una prova e poi il risultato è stato evidente anche ai miei occhi. E’ in questo modo che si insegna e si fa crescere un allievo, aiutandolo a capire.
Fare ikebana in un luogo fantastico, fuori dal tempo, immersi nella natura e circondati da amici si può? Certo! Io per fortuna l’ho fatto.
Lo scorso sabato (grazie a Luca Ramacciotti ed alla sua amica) l’abbiamo potuto fare lezione nella splendida Villa Orlando in riva al lago di Massaciuccoli a Torre del Lago.
Villa Orlando
Attraversando il parco, siamo arrivati alla torretta con terrazza in riva al lago dove ci siamo sistemati per fare la nostra lezione. Per questa occasione speciale era arrivato anche il Maestro Farinelli da Roma.
La scala di accesso alla terrazza
Ci siamo sistemate e abbiamo cominciato a lavorare. Con nostra grande sorpresa dopo poco è venuto a trovarci un caro amico, Rinaldo Serra e quindi abbiamo sfruttato la sua Arte per documentare il nostro lavoro e la bellissima giornata.
Al lavoroQuesta sono ioSulla terrazza facendo ikebana
I temi delle tre lezioni, tutti tratti dal 5° libro della Sogetsu, ci hanno impegnato per diverse ore, il tempo è volato tanto era piacevole stare in quel posto. Il primo tema che abbiamo affrontato è stato Green Plant Materials.
Green plant materials
Solo materiali verdi, in parte portati dal Maestro Lucio in parte arborizzati per strada, la foto di Rinaldo Serra coglie tutta la magia del posto e del momento.
La seconda lezione Japanese Iris, Rabbit – ear Iris. Abbiamo utilizzato solo gli Iris e le foglie per creare i nostri Ikebana.
Ijapanese Iris, Rabbit – ear Iris
Che dire la foto è fantastica!
Ultimo tema è stato The Fifty Principles of Sogetsu. Ogniuna di noi ha scelto uno dei cinquanta principi e ha cercato di interpretarlo, scegliendo il materiale, il vaso e spiegando il perché della scelta. Il principio che ho scelto è il 39.
39. “Ikebana must appear as if it is a product of the environment in which it is displayed.”
Per realizzare il mio ikebana mi sono documentata sulla location in cui ci saremo trovati e quindi ho fatto una ricerca sulle piante che vivono in zone umide ed in prossimità di laghi, ho scelto calle, diantus, hosta variegata e iris. La scelta del vaso è stata una conseguenza logica, trasparente per dare importanza all’acqua (della composizione e del lago). Il risultato è quello che vedete sotto reso ancora più bello dalla foto del Maestro Serra.
39 – The fifty principles of Sogetsu
Una giornata passata lavorando in armonia divertendosi. Siamo ikebanisti ma prima di tutto amici che condividono un interesse. Sono giornate indimenticabili che rimarranno nella memoria di tutti noi come momenti di condivisione e di crescita personale. Auguro a tutti di trovare una passione, che vi riempia la vita, da poter condividere con persone stupende come quelle che ho trovato in questo gruppo di Ikebana, gruppo sempre più allargato che racchiude Arti diverse ma complementari, dove ognuno porta la sua esperienza felice di condividerla con gli altri.
Bello, bello, bello non ho altre parole.
Il gruppo – da sinistra Lucio, io, Luca, Rinaldo, Ilaria, Rosaria, Nicoletta e Fabio
Il meteo metteva pioggia per la domenica del workshop a Roma e pioggia è stata.
In realtà noi, a parte la difficoltà iniziale per arrivare da Testaccio a Cavour con la pioggia e la maratona, abbiamo passato tutta la giornata nel laboratorio di POTS di Sebastiano Allegrini.
Laboratorio dove abbiamo imparato “rapidamente” la lavorazione con la lastra. Io avevo un progetto che inseguivo da tempo e volevo realizzarlo a qualsiasi costo. Il Maestro però mi ha “stroncato” subito l’entusiasmo dicendomi che non avevamo abbastanza tempo per farlo. Delusa, ma non arresa, mi sono messa ad ascoltare la spiegazione su come lavorare con questa tecnica.
Poi Sebastiano ci ha consigliato di utilizzare le forme di cartone che aveva preparato per tagliare i pezzi che componevano il vaso. Tra tutte le forme c’era anche un quadrato e ho scelto quella perchè il mio progetto di vaso era quasi un quadrato, e non ascoltando il Maestro, ho cominciato a realizzarlo.
Arrivata al momento più delicato del lavoro (quello di chiudere il vaso) il Maestro è venuto ad aiutarmi per finire il lavoro e darmi consigli preziosi.
Alla fine della mattinata il vaso era pronto! Felicissima del mio lavoro e grata al Maestro di avermi aiutata, in pratica avevo fatto quello che volevo ed era che venuto benino. Sebastiano ha battezzato il mio vaso: “il vaso della vita”. Penso perchè non potevo “vivere” se non lo avessi realizzato. In un certo senso è vero, aspettavo da tanto tempo di poterlo realizzare e più di ogni altra cosa poterlo fare io (l’idea è nata da un vaso che avevo visto a Monaco, quando siamo stati là per il workshop di Ilse) .
Il maestro e il mio vasoIl vaso della vita
Adesso è nel laboratorio di Sebastiano ad asciugare prima della cottura, insieme a tutti i bellissimi lavori degli altri partecipanti. Spero che tutto vada bene in cottura così potrò utilizzarlo per un prossimo ikebana, si perchè la ceramica mi piace ma questa serve all’ikebana.
Nel pomeriggio abbiamo realizzato altri vasi con un tipo di lavorazione (sempre a lastra) ma più morbida e lasciata più grezza. Ho realizzato un vaso da attaccare al muro che spero sia bello ma ero già appagata della realizzazione della mattina che non ho fatto neanche una foto.
L’unico neo della giornata è stato che il mio Maestro Luca Ramacciotti non è potuto venire per mancanza di posti ma ci ha raggiunto all’ora di pranzo e abbiamo passato insieme il pomeriggio fino alla partenza.
Ogni iniziativa promossa dal Concentus Study Group è un’iniziativa di sicuro valore lo dimostrano le numerose mostre e i workshop, sia d’ikebana che di attività collaterali (ceramica, profumi, fotografia) tutti improntati ad avere uno sguardo a 360° nell’affrontare lo studio dell’arte dell’ikebana. Consiglio a tutti gli appassionati di non lasciarsi sfuggire uno di questi appuntamenti, sono unici ed irripetibili.
Questo è quello che indica come significato della parola CONNUBIO il vocabolario, io aggiungerei anche “ikebana e ceramica”.
Le parole del vocabolario descrivono lo spirito di gruppo, ma la ceramica è parte integrante dell’arte dell’ikebana.
Ogni ikebana è forma, colore, movimento, direzione e contenitore.
L’importanza del contenitore (c’è anche una lezione specifica nel corso di studio) è spesso fondamentale, può rendere il lavoro fantastico o anonimo.
Per capire meglio quello che sto dicendo guardate le immagini seguenti.
a sinistra l’ikebana corretto e destra con il vaso sbagliato
Il vaso alto toglie lo slancio alla composizione, in realtà anche i fiori alla base tolgono slancio, infatti la giusta versione sarebbe senza fiori alla base, per enfatizzare al massimo l’andamento verticale.
ikebana che mette in risalto la verticalità
Questa premessa mi porta a parlare del prossimo appuntamento organizzato dal Concentus study Group a Roma. Domenica 2 Aprile saremo tutti riUniti presso POTS di Sebastiano Allegrini a fare un nuovo workshop di ceramica. Questo è il terzo a cui partecipo, (nel primo abbiamo lavorato con il colombino, il secondo è stato di ceramica Raku) questa volta faremo lavorazione a lastra.
Mi sono preparata disegni e misure perchè ho delle idee da realizzare e per l’occasione andiamo a Roma il sabato sera per passare una piacevole serata in compagnia degli amici prima del workshop.
Questi sono i vasi che ho realizzato le volte precedenti. Non sono una ceramista ma mi sono divertita tantissimo.
Questa mattina, al mio risveglio, trovo un messaggio del mio Maestro Luca con scritto “congratulazioni”.
NON CI CREDO!
Io e Anne Dupont (carissima amica e maestra d’Ikebana) abbiamo vinto il terzo premio del 5th concorso Sogetsu che celebra il 90° anno dalla fondazione della Scuola.
Il mio Ikebana
Devo dire che mi sono commossa, questo ikebana racchiude tantissime cose che mi appartengono. I pazienti insegnamenti del Maestro Luca Ramacciotti, il bellissimo dono di Guido De Vidi (i rami della splendida Cattleya che era esposta alla mostra di Schio), il vaso realizzato ad un indimenticabile workshop di Raku con Sebastiano Allegrini e le foglie raccolte davanti alla ditta dove lavoro adesso (mi sono dovuta reinventare un nuovo posto di lavoro), che quando le ho raccolte i presenti, che non capivano cosa facessi, mi hanno detto: “vogliamo proprio vedere che ci fai con quelle foglie.”- Io ho risposto sorridendo: “un ikebana :).”
Sono felice perchè questo è un bellissimo riconoscimento del mio lavoro e della costanza che ho messo nello studio di quest’Arte che ha travolto la mia vita come un fiume in piena, ma tutto questo non sarebbe altrettanto bello se non avessi incontrato un gruppo fantastico di persone innamorate della vita e dei fiori.
La “via dei fiori” se vissuta con gioia e condivisione apre nuovi orizzonti e regala bellissime esperienze ed emozioni.
(Kihon (基本, きほん) is a Japanese term meaning “basics” or “fundamentals.” The term is used to refer to the basic techniques that are taught and practiced as the foundation of most Japanese martial arts).
Non è una mia idea, mi è stata suggerita lo scorso anno da Ilse Beunen (Ikebana Belgio) nella newsletter di inizio anno. Lei a sua volta l’ha imparato dal suo Maestro giapponese.
Ho trovato questa idea veramente interessante e sia lo scorso anno 2016 che questo ho fatto una composizione base come prima composizione dell’anno.
Calicanto d’inverno e tulipani
L’idea che ogni anno è un nuovo inizio che ci apre tante nuove possibilità è molto stimolante, ma le basi, i principi fondamentali devono essere presenti e ben radicati in noi per costruire un futuro di valore.
Questo è vero in ogni campo ed anche lo studio di quest’arte non fa eccezione. Ricominciare e interpretare le basi con un’esperienza maggiore ha un sapore molto diverso.
La scelta di questi materiali non è casuale, il ramo di Calicanto viene da una pianta che stava nel giardino della mia nonna paterna e quando lei ci ha lasciato, mia mamma l’ha portata via e ripiantata nel nostro giardino. Ho sempre amato questa pianta che fiorisce in pieno inverno con questi piccoli fiori profumatissimi. Ci sono giorni che quando torno a casa, al buio, nel piazzale davanti alla porta di casa, si diffonde questo lieve odore, il mio ricordo corre immediatamente a mia nonna.
Patendo dal ramo di Calicanto ho scelto i fiori. Amo i tulipani, in questo periodo sono come una promessa dell’arrivo della prossima primavera.
Il vaso doveva essere un tsubo perché volevo fare una IV variazione hanging, visto che lo scorso anno avevo fatto un moribana.
Il risultato lo vedete sopra ma le sensazioni che provo quando faccio un ikebana non si possono fotografare, solo chi ha una passione e ci si dedica con amore potrà capire di cosa parlo.
A Livorno abbiamo già fatto l’ultima lezione dell’anno e ci siamo dati appuntamento al 2017 con le mie compagne di “viaggio”.
Di seguito potete vedere i miei tre ikebana.
Ikebana con carta – Foto Luca RamacciottiPoesia e garofaniMaze-zashi
Adesso ci aspetta un 2017 pieno di nuove sfide e appuntamenti da non perdere dei quali darò notizia via via che si concretizzeranno, in pentola bolle tante cose, ma ogni cosa a suo tempo.
Per adesso saluto tutti augurandovi Buon Natale e Felice Anno Nuovo.
Dopo la visita a #Pitti Fragranze abbiamo scelto due profumi da interpretare con un ikebana.
Il primo l’ho pubblicato in un post di qualche tempo fa (Oud Imperial), il secondo è questo meraviglioso profumo di Meo Fusciuni.
Quando Luca Ramacciotti ci ha consegnato i campioni che avevamo richiesto, già da tempo stavo pensando come poter realizzare questo ikebana.
Ho spruzzato il profumo, ho chiuso gli occhi e ho ascoltato. La storia che mi trasmette 1# nota di viaggio è quella di un caldo pomeriggio nelle strette e anguste strade di una medina. Tutto in questo profumo è armonia, un sogno dai colori caldi e rotondi con la promessa di un’esperienza unica.
In questa realizzazione sono riuscita ad unire tante cose del mio percorso sulla via dei fiori: gli anni di studio con il mio Maestro Luca Ramacciotti, le lezioni di Ilse del suo canale “Online Ikebana” e l’emozione che mi ha trasmesso il profumo di Meo Fusciuni.
Per riuscire a capire meglio il mio lavoro di seguito potete leggere quello che Meo Fusciuni scrive del suo profumo.
1# nota di viaggio (rites de passage)
Il nostro primo profumo nasce ad Istanbul, nella porta d’Oriente, nella nota di pepe nero, la magia dei bazar, la nostalgia del ritorno, la gioia di luoghi sacri.
La prima opera di Meo Fusciuni ci accompagna in un viaggio delicato e vibrante. Ogni porta, ogni momento è segnato nella profumazione, trova nella metamorfosi il suo cammino, dalla Nota di Testa di Pepe nero, Pompelmo e bergamotto, alla nota di Cuore di Ylang-Ylang e Geranio; la profonda Nota di Base e intima preghiera del Sandalo e dell’Incenso.
Lo zampillo che spande… mille tremule foglie… tanti zampilli lasciano cadere memorie nella terra d’Oriente, nella porta che dona passaggi, nella porta dove lo sguardo è anche amaro, speziato.
Radica nella terra lavorata, scavata, massacrata dall’uomo, il Vetiver, dalla quale zampilla enorme e rosso e carnoso il legno del Sandalo, porta in grembo le resine divine, il sacro incenso e la dolcezza del Benzoino, la potenza del Patchouli.
Lo scorso 18 novembre al museo MAXXI di Roma il Concentus Study Group ha tenuto una conferenza con dimostrazione d’ikebana Sogetsu.
Questo evento è stato il primo di un ciclo d’incontri all’interno della mostra sull’architettura del Giappone.
Il venerdì mattina, io e Ilaria ci siamo unite al maestro Luca Ramacciotti e alle maestre Lucia Coppola e Giulia Piccone Italiano, per realizzare uno Zenei-Bana nella bellissima scultura/fontana di Francesco Venezia. Il lavoro è stato divertentissimo, il risultato fantastico, la compagna affiatatissima.
Ilaria e Luca al lavoro
Lucia e Giulia
Zenei-Bana particolare
Zenei-Bana
Ph. Luca Ramacciotti
Ph. Luca Ramacciotti
Ph. Ilaria Mibelli
Ph. Ilaria Mibelli
Alle 18,00 è iniziata la conferenza tenuta dal Maestro Luca Ramacciotti e durante la spiegazione i Maestri Lucio Farinelli, Lucia Coppola, Anne Justo e Giulia Piccone Italiano hanno realizzato degli ikebana illustrando alcuni temi della nostra scuola. Al termine della conferenza anche il maestro Ramacciotti ha realizzato un bellissimo ikebana (ispirato ad un lavoro fatto dalla Iemoto Akane Teshigahara), mentre io, Ilaria e Nicoletta abbiamo fatto da assistenti a tutti i maestri durante la dimostrazione.
La squadra del Concentus Study Group – Ph. Fabio Uggeri
Luca Ramacciotti mentre realizza l’ikebana – Ph. Fabio Uggeri
Sono esperienze bellissime, che restano nel cuore di chi partecipa. Una giornata di condivisione, di tempo e di pensiero.
Tutti uniti in un unico scopo, far conoscere ed amare la nostra bellissima Arte; l’Ikebana Sogetsu.
Davanti ad un folto ed interessato pubblico abbiamo dato un forte messaggio, quello di un gruppo coeso che lavora con gioia e professionalità alla divulgazione di un’antica e moderna Arte.
L’ikebana che apre questo post è un omaggio ad un profumo che ho scoperto a Pitti Fragranze Oud Imperial di Perris Montecarlo.
Non a caso in questo profumo l’Oud è miscelato con altre preziose note legnose come Cedro Atlas, Vetiver di Java e legno di Sandalo che mi suscitano sensazioni di rotondità, calore, colore e Oriente.
L’Oud è una fragranza che ricorda un odore quasi animale, simile al cuoio. Una sensazione quasi ipnotica, corposa che ti rapisce per ore.
Le principali note sono:
Testa: gelsomino e cumino
Cuore: incenso, patchouli, zafferano base, legno di sandalo
Fondo: blackwood, cisto, vetiver
Forse leggendo quello che contiene questo profumo, si può capire meglio il mio lavoro, per “visualizzare” questa fragranza dovevo realizzare un ikebana che fosse importante e con un carattere preciso.
Devo dire che amo molto questo profumo, l’ho annusato per giorni prima di decidere con quali materiali rappresentare la sensazione olfattiva che mi trasmetteva.
Questo ikebana assomiglia molto all’Oud Imperial (secondo me) a suo modo cattura l’attenzione e non può essere ignorato, come del resto il profumo creato da Perris.
Può piacere o no, ma quello che è veramente interessante in questo lavoro (e in tutti quelli che richiedono una certa creatività) è il processo di sintesi.
Le emozioni suscitate dall’olfatto si traducono in sensazione visiva che a sua volta trasmette emozioni. Se le “onde” delle emozioni (olfattive e visive) sono simili abbiamo centrato l’obiettivo.
E’ molto difficile da spiegare, si entra nel mondo personale di ognuno, ma alcuni elementi sono per così dire “standard” riconoscibili da tutti più o meno nello stesso modo.
Chi conosce il profumo, spero apprezzi questa mia rappresentazione e ringrazio il mio Maestro Luca Ramacciotti che non smette mai di stimolare la nostra creatività con nuovi temi e nuove sfide.