OUD IMPERIAL – Perris Montecarlo

L’ikebana che apre questo post è un omaggio ad un profumo che ho scoperto a Pitti Fragranze Oud Imperial di Perris Montecarlo.

Non a caso in questo profumo l’Oud è miscelato con altre preziose note legnose come Cedro Atlas, Vetiver di Java e legno di Sandalo che mi suscitano sensazioni di rotondità, calore, colore e Oriente.

L’Oud è una fragranza che ricorda un odore quasi animale, simile al cuoio. Una sensazione quasi ipnotica, corposa che ti rapisce per ore.

Le principali note sono:

Testa: gelsomino e cumino

Cuore: incenso, patchouli, zafferano base, legno di sandalo

Fondo: blackwood, cisto, vetiver

Forse leggendo quello che contiene questo profumo, si può capire meglio il mio lavoro, per “visualizzare” questa fragranza dovevo realizzare un ikebana che fosse importante e con un carattere preciso.

Devo dire che amo molto questo profumo, l’ho annusato per giorni prima di decidere con quali materiali rappresentare la sensazione olfattiva che mi trasmetteva.

Questo ikebana assomiglia molto all’Oud Imperial (secondo me) a suo modo cattura l’attenzione e non può essere ignorato, come del resto il profumo creato da Perris.

Può piacere o no, ma quello che è veramente interessante in questo lavoro (e in tutti quelli che richiedono una certa creatività) è il processo di sintesi.

Le emozioni suscitate dall’olfatto si traducono in sensazione visiva che a sua volta trasmette emozioni. Se le “onde” delle emozioni (olfattive e visive) sono simili abbiamo centrato l’obiettivo.

E’ molto difficile da spiegare, si entra nel mondo personale di ognuno, ma alcuni elementi sono per così dire “standard” riconoscibili da tutti più o meno nello stesso modo.

Chi conosce il profumo, spero apprezzi questa mia rappresentazione e ringrazio il mio Maestro Luca Ramacciotti che non smette mai di stimolare la nostra creatività con nuovi temi e nuove sfide.

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la bottiglia di OUD IMPERIAL

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Uscire dalla “Comfort Zone”

Una amica mi regala questo vaso dicendomi: “io lo butterei via, ma sono sicura che te riuscirai a farci qualcosa”.

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il vaso

Effettivamente il vaso non era dei più belli ma ho pensato che poteva essere una sfida interessante.

Ho preso il vaso e l’ho portato a casa, l’ho appoggiato su un mobile e di tanto in tanto lo guardavo cercando di immaginare come poterlo utilizzare.
Il primo tentativo non è andato a buon fine, il commento del mio Maestro è stato molto diplomatico: “Non è un vaso semplice” vero non era semplice ma il mio scopo era imparare ad utilizzare anche vasi che non avrei mai scelto.
A questo punto prima di provare nuovamente a fare un ikebana mi sono documentata su come poter affrontare un vaso con questa forma.
Il web è uno strumento fantastico, ho trovato molti ikebana fatti in vasi insoliti e dalle immagini ho capito come erano stati posizionati i rami, la scelta dei materiali e l’aspetto globale della composizione.
La fase successiva è stata immaginare i colori e i materiali che avrei usato io.
Ero appena tornata da Roma con il materiale che avevo utilizzato per la prima lezione del V livello fatta a casa di Lucio e gli splendidi rami di ilex mi sono sembrati una buona partenza.
All’ ilex ho abbinato altri materiali (un ramo tagliato nel campo vicino casa, delle bellissime margherite a fioritura tardiva che ho in giardino e del sinforicarpo comprato dal mio grossista di fiducia) adesso dovevo solo mettere insieme i pezzi, come in un gioco, e costruire l’ikebana.
L’idea era quella di realizzare una sorta di “esplosione” di materiale, dove i rami partivano dal vaso e si liberavano nelle varie direzioni.
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Ilex, rami con licheni, margherite e sinforicarpo

Quello che vedete è il risultato finale, la realizzazione è stata un gioco di squadra tra me e i due Maestri, Luca Ramacciotti e Lucio Farinelli.

Seguendo le loro correzioni e suggerimenti ho realizzato questo ikebana che sinceramente mi piace molto e dove il vaso non poteva essere che questo.
La cosa che più ho apprezzato è stato l’ultimo commento di Luca quando a visto la foto finale “… Mi piace molto come hai lavorato il tutto… P.S. Vaso sconfitto”.
Vero, vaso sconfitto, sconfitta la difficoltà nell’usare un vaso che non avrei scelto e che però in questo contesto è perfetto.
Forse è questo il senso dell’imparare.
Rimanere sempre nella “comfort zone” non aiuta a crescere, è solo sperimentando che si imparano cose nuove.
Vincere una “sfida” e amare quello che hai realizzato non ha prezzo.